venerdì 12 settembre 2008

Quotes Time!

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giovedì 11 settembre 2008

La montagna dalle sette balze




Ho questo libro da moltissimi anni, ma non l' avevo mai letto. Credo di averlo ricevuto in dono al termine di qualche anno scolastico: l' ho ritrovato fra i libri che erano ancora nella mia casa paterna.
L' edizione di cui posto la copertina è del 2006, la prima era del 1950. Non servono altre parole per capirne la diffusione.
Dal risguardo della copertina della mia edizione:


....successo editoriale senza precedenti, racconta la storia di un' anima e della sua faticosa ascesa su per la dantesca montagna dalle sette balze, verso il regno di Dio.

Si legge agevolmente e genera tensione come un romanzo. Cliccando sul link sottostante si possono leggere alcuni brani del libro.

www.tecalibri.info/M/MERTON-T_montagna.htm


martedì 9 settembre 2008

Una giovane amica mi ha chiesto la firma contro la reintroduzione del maestro unico nella Scuola Elementare. Ho aderito volentieri perchè lo condivido avendo io operato nella Scuola quasi tutta la vita. Il maestro unico non è più per i nostri tempi. Vi invito a fare altrettanto. 

domenica 7 settembre 2008

Madonna della Fontana

Madonna della Fontana 057Affresco del 1300 situato nel santuario omonimo. Ricorda l' apparizione della Vergine ad una pastorella muta. Le restituì il
dono della parola.

Madonna della Fontana 032
Fontana del Santuario, copia fedele dell' originale, trafugato dai ladri negli anni ottanta.

venerdì 5 settembre 2008

Czarna Madonno (Madonna nera)

Bellissimo canto polacco dedicato alla Madonna di Czestochova, tradotto anche in Italiano

giovedì 4 settembre 2008

Madonna di Czestokowa

Prima tappa del mio viaggio in Polonia.  Le due foto sono mie, L' immagine della Vergine è presa dal Web perchè non era permesso fotografare.


Polonia 2008 004Sui dolci pendii di Jasna Gòra, la “montagna luminosa”, che circonda la città di Czestochowa, il santuario è adagiato su una collina di bianche rocce, nella parte occidentale della città. I polacchi sono abituati a legare a questo Santuario le numerose vicende della loro vita: i momenti lieti come quelli tristi, le decisioni solenni, come la scelta del proprio indirizzo di vita, la vocazione religiosa oppure il matrimonio, la nascita dei figli, gli esami di maturità... Essi si sono abituati a venire con i loro problemi a Jasna Gòra per confidarli alla Madre Celeste, davanti alla sua Immagine Miracolosa. Questa Immagine si può dire che è il cuore del santuario di Jasna Gòra ed è anche quella forza, misteriosa e profonda, che attira ogni anno folle sterminate di pellegrini, dalla Polonia e da ogni altro luogo del mondo.
Il dipinto della Madonna ha una storia complessa. La tradizione dice infatti che sia stato realizzato da San Luca su di un legno che formava il tavolo adoperato per la preghiera e per il cibo dalla Sacra Famiglia. L’evangelista avrebbe composto a Gerusalemme due quadri allo scopo di tramandare l’incomparabile bellezza di Maria. Uno di essi, arrivato in Italia, è tuttora oggetto di culto a Bologna; l’altro, fu dapprima portato a
Costantinopoli e deposto in un tempio dall’imperatore Costantino. Successivamente fu donato al principe russo Leone, che prestava servizio nell'esercito romano, il quale trasferì l’inestimabile reliquia in Russia dove, per numerosi miracoli, fu intensamente venerata.
Nel corso della guerra intrapresa da Casimiro il Grande, il quadro fu nascosto nel castello di Beltz e finalmente affidato ai principe di Opole. Questi, alla vigilia di una dura battaglia contro le truppe tartare e lituane che assediavano Beltz, aveva invocato la sacra immagine e, dopo la sospirata vittoria, indicò Maria come Madre e Regina. Si racconta anche che, durante l’assedio, un tartaro ferisse con una freccia il bellissimo volto della Vergine dalla parte destra e che, dopo la sacrilega profanazione, una fittissima nebbia, sorta d'improvviso, mettesse in difficoltà gli assedianti. Il principe, allora, approfittando del momento favorevole, si gettò con le truppe contro il nemico e lo sconfisse.

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Secondo i critici d’arte il Quadro di Jasna Gòra sarebbe stato in origine un’icona bizantina, del genere “Odigitria” (“Colei che indica e guida lungo la strada”), databile tra il VI e il IX secolo. Dipinta su una tavola di legno, raffigura il busto della Vergine con Gesù in braccio. Il volto di Maria domina tutto il quadro, con l’effetto che chi lo guarda si trova immerso nello sguardo di Maria: egli guarda Maria che, a sua volta, lo guarda.
Anche il volto del Bambino è rivolto al pellegrino, ma non il suo sguardo, che risulta in qualche modo fisso altrove. I due volti hanno un’espressione seria, pensierosa, che dà anche il tono emotivo a tutto il quadro. La guancia destra della Madonna è segnata da due sfregi paralleli e da un terzo che li attraversa; il collo presenta altre sei scalfitture, due delle quali visibili, quattro appena percettibili.
Gesù, vestito di una tunica scarlatta, riposa sul braccio sinistro della Madre. La mano sinistra tiene il libro, la destra è sollevata in gesto di sovranità e benedizione. La mano destra della Madonna sembra indicare il Bambino. Sulla fronte di Maria è raffigurata una stella a sei punte. Attorno ai volti della Madonna e di Gesù risaltano le aureole, la cui luminosità contrasta con l’incarnato dei loro visi.


Polonia 2008 017La fama sempre crescente dell’immagine miracolosa della Madre di Dio fece sì che l’antico monastero diventasse nel corso degli anni mèta costante di devoti pellegrinaggi. Il culto della Madonna Nera di Czestochowa si è esteso così fino al continente americano, in Australia, in Africa e anche in Asia. Una devozione che non ha confini, che ha toccato il cuore di molti, e che è stata particolarmente cara – come ogni polacco che si rispetti – al nostro venerato Santo Padre, Giovanni Paolo II, che di Maria è sempre stato il devoto più fedele.

Di Maria Di Lorenzo da  www.santiebeati.it/


lunedì 1 settembre 2008

Polonia: Auschwitz Birkenau




Questa volta il mio post non è molto felice, ma non riesco a non parlarne.
Nei giorni scorsi sono stata in Polonia per un Pellegrinaggio nei luoghi di Giovanni Paolo II.  Pensavo che ne avrei subito scritto, appena rientrata dal viaggio, ma non immaginavo che il mio primo pensiero sarebbe stato per quel campo tristemente famoso.
Avevo visto che era nel programma e subito avevo deciso che non vi sarei entrata per evitare sicure angoscie.
La mattina della visita mi armai di un libro da leggere decisa a cercare rifugio all' esterno del campo: nei paraggi solo chioschi di vendita di libri e bevande, nessuna presenza di bar e sedie. Allora come una pecora seguii il gregge, indossai le cuffie e ascoltai le parole della giovanissima guida, bionda, con una lunga gonna bianca: mi diede l' impressione di un angelo del passato che raccontava in modo piano e serio vicende incredibilmente disumane. Qualcosa scattò nella mia mente, per difesa, e pur ascoltando e osservando quello che scorreva sotto i miei occhi, mi sentii come se fossi all' interno di un film. Il tempo si era fermato e non mi resi conto delle due ore e più trascorse in quel luogo.
Nei giorni seguenti evitai di pensarci, ma oggi prepotentemente il film si è trasformato in realtà e non vi posso più sfuggire.

                                       auschwitz.altervista.org/



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