giovedì 10 settembre 2009

Silenzi

Dal canto del gallo alle campane del vespero: un susseguirsi di suoni  nel silenzio della nostra anima che si pone in ascolto.


domenica 23 agosto 2009

Una pillola per lo spirito





Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda. 

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.



( salmo14)


Basterebbe prendere ogni giorno anche una sola indicazione del salmo e cercare di metterla in pratica. Ognuna di queste indicazioni, che riassumono in sè l' amore per il prossimo, sarebbe sufficiente a rendere saldo il nostro cammino.




 

venerdì 21 agosto 2009

Chi non vuole vedere e chi muore



Venti giorni di viaggio dalla Libia all'Italia, un incubo durante il quale sono morte 73 persone. "I nostri compagni morivano - raccontano i superstiti -, e noi gettavamo i loro cadaveri in mare". Cei: "La strage in mare è un'offesa all'umanità". Il prefetto: "Appena arrivata la segnalazione sono uscite le motovedette"  (Il Giornale 21 Agosto 2009)



Marina Corradi su Avvenire:



Sono arrivati in cinque. Erano ische-­letriti, cotti dal sole che martella, in agosto, sul canale di Sicilia. Ma il bar­cone, era grande: ce ne stipano ottanta, i trafficanti in Libia, di migranti, su bar­che così. Affastellati uno sull’altro co­me bidoni, schiena a schiena, gli ultimi seduti sui bordi, i piedi che penzolano sull’acqua. E dunque quel barcone vuo­to, con cinque naufraghi appena, è sta­to il segno della tragedia. Laggiù a 12 miglia da Lampedusa, ai margini estre­mi dell’Europa, un relitto di fantasmi. Cinque vivi e forse più di settanta mor­ti, in venti giorni di peregrinazione cie­ca nel Mediterraneo.

Decine e decine di eritrei inabissati come una povera za­vorra di ossa in fondo a quello stesso mare in cui a Ferragosto incrociano na­vi da crociera, traghetti, e gli yacht dei ricchi. È questo il dato che raggela an­cor più. Perché in venti giorni, nelle acque della Libia e di Malta, e in mare aperto, qualcuno avrà pure incrociato, o almeno intravisto da lontano quel barcone; ma lo ha lasciato andare al suo destino. Solo da un peschereccio, hanno detto i superstiti, ci hanno da­to da bere. Come dentro a una spieta­ta routine: eccone degli altri. E non ci si avvicina. Non si devia dalla rotta tracciata, per un pugno di miserabili in alto mare. Noi non sappiamo immaginare davve­ro. Come sia immenso il mare visto da un guscio alla deriva; come sia spaven­toso e nero, la notte, senza una luce.

Co­me picchi il sole come un fabbro sulle teste; come devasti la sete, come scar­nifichino la pelle le ustioni. Noi del mon­do giusto, che su quelle stesse acque d’a­gosto ci abbronziamo, non sappiamo quale spaventevole nemico siano le on­de, quando il motore è fermo, e l’oriz­zonte una linea vuota e infinita. Non possiamo sapere cosa sia assistere all’a­gonia degli altri, impotenti, e gettarli in acqua appena dopo l’ultimo respiro. 'Altri' che sono magari tuo marito o tuo figlio. Ma bisogna liberarsene, senza tempo per piangere. Perché quel sole tormenta e disfa anche i morti; e i vivi, vogliono vivere. Noi non sappiamo com’è il Mediterra­neo visto da un manipolo di poveri cri­sti eritrei, fuggiti dalla guerra, sfruttati dai trafficanti, messi in mare con un po’ di carburante e vaghe indicazioni di u­na rotta.

Ma c’è almeno un equivoco in cui non è ammissibile cadere. Nessuna politica di controllo della immigrazio­ne consente a una comunità interna­zionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino. Esiste una leg­ge del mare, e ben più antica di quella pure codificata dai trattati. E questa leg­ge ordina: in mare si soccorre. Poi, a ter­ra, opereranno altre leggi: diritto d’asi­lo, accoglienza, respingimento. Poi. Ma le vite, si salvano. E invece quel barcone vuoto – non il pri­mo arrivato come un relitto di morte al­la soglia delle nostre acque – dice del farsi avanti, tra le coste africane e Mal­ta, di un’altra legge. Non fermarsi, tirar dritto. (Pensate su quella barca, se avvi­stavano una nave, che sbracciamenti, che speranza. E che piombo nel cuore, nel vederla allontanarsi all’orizzonte).

La nuova legge del non vedere. Come in un’abitudine, in un’assuefazione. Quan­do, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei sotto il nazismo, ci chiedia­mo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il tota­litarismo e il terrore, a far chiudere gli oc­chi. Oggi no. Una quieta, rassegnata in­differenza, se non anche una infastidi­ta avversione, sul Mediterraneo. L’Oc­cidente a occhi chiusi. Cinque naufra­ghi sono arrivati a dirci di figli e mariti morti di sete dopo giorni di agonia. Nel­lo stesso mare delle nostre vacanze. U­na tomba in fondo al nostro lieto mare. E una legge antica violata, che minac­cia le stesse nostre radici. Le fonda­menta. L’ idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale.

Ho poca voglia di scrivere qualcosa. Sono stata al mare anch' io: l' ho ammirato dalla spiaggia, dai lungomare, ho fantasticato e sognato osservando quella bella distesa d' acqua, ho scattato foto, bevuto caffè, cenato guardando le sue luci all' imbrunire.  Leggendo questo articolo mi ha colto un moto di smarrimento, un senso di colpa infinito.
Non so se devo dire qualcosa ai miei nipoti che stanno crescendo e possono capire, ma pensano al mare nei termini di "vacanze" con libertà  e qualche concessione in più rispetto al tempo ordinario della scuola.


sabato 15 agosto 2009

15 Agosto: Maria Assunta in Cielo



Bartolomé Esteban Murillo - Museo del Prado - Madrid

La festa dell'Assunzione è tra le più antiche. Si celebra almeno da 1500 anni; si ha memoria della sua celebra­zione fin dal secolo V in Orien­te e dal secolo VII in Occidente, a testimonianza della fede ininterrotta della comunità cristiana. E’ la festa del trionfo di Ma­ria che la liturgia ci presenta con le parole dell'Apocalisse: "Un segno grandioso apparve nel cie­lo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle". Ma questa visione meravi­gliosa non deve distoglierci da quello che è il vero significato della festa e cioè: festa della pre­senza di Maria. Ossia, l'assun­zione non l'ha allontanata da noi, non l'ha posta su un trono inac­cessibile, ma l'ha resa più vici­na, ha creato le condizioni per­ché la Madonna potesse essere sempre presente vicino a noi. Maria è presente fra noi: nei giorni della gioia, come a Cana: "E c'era la Madre di Gesù..."; nei giorni del dolore, come sul Calvario: "Stava presso la croce, sua madre..."; nei momenti del­la preghiera, come nel Cenaco­lo: "Erano con Maria, la madre di Gesù, sempre. Questo senso della presenza di Maria, tra i suoi figli, non è di og­gi; i cristiani dei primi secoli si chiedevano: "Che ne è di Maria? Dove si trova attualmente? Nes­sun luogo infatti ha mai rivendi­cato il privilegio di possedere la sua salma, o qualche reliquia del suo corpo. Dei primi apostoli si sono o­norate le tombe..., di Maria si è onorata la casa dove aveva abi­tato. Si comincia presto ad invo­carla, a pregarla: "Kaire Maria". "Rallegrati Maria" traccia, un graffito, del IV secolo, in carat­teri greci, trovato in uno scavo dove ora sorge la basilica del­l'Annunciazione a Nazaret. E in un papiro di oltre 1700 anni fa, si legge la bellissima pre­ghiera di una comunità perse­guitata che ricorre a Maria: "Sub tuum praesidium... Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio...".


dal Web

sabato 25 luglio 2009

Lourdes

La settimana prossima partirò per Lourdes per il mio pellegrinaggio annuale (finchè Dio vorrà). Vi saluto con le note della bellissima Ave Maria di Gounod e la voce di Celtic Woman.




lunedì 20 luglio 2009

Endeavour, Kennedy Space Center ( Florida) - 15 luglio 2009











   






Questa volta non ci sono stati impedimenti. Lo Space Shuttle Endeavour è stato lanciato con successo dalla base di Cape Canaveral e raggiungerà la Stazione Spaziale Internazionale con a bordo 7 astronauti e il modulo Kibo.

Dopo 5 tentativi falliti, finalmente la missione STS-127 è potuta partire. Per due volte il lancio era stato rinviato a causa di problemi al serbatoio. Poi è stata la volta del maltempo: una violenta bufera si è abbattuta sulla Florida, proprio in prossimità della Base Nasa, impedendo la partenza dell'Endeavour per altri 4 giorni.

Il successo è arrivato in extremis, in quanto se lo Shuttle non fosse riuscito a partire neanche stavolta, la Nasa avrebbe dovuto rimaneggiare il calendario, facendo slittare la missione STS-127 a fine luglio, per lasciare spazio alla missione Proton, che ha l'obbiettivo di rifornire la stessa Iss.

I 7 astronauti a bordo dell'Endeavour viaggeranno per 16 giorni, eseguiranno 5 "passeggiate spaziali" e avranno il compito di installare i due componenti finali del laboratorio giapponese Kibo.
(da SCOPRIRE 16 luglio 2009)

Ricordo benissimo lo sbarco sulla Luna nel luglio 1969: a casa mia acquistammo il televisore per poterlo vedere.
Le conquiste dell' uomo nello spazio sono qualcosa di incredibile e possono far pensare che sia lui il padrone del mondo.
Poi un triste giorno arriva la notizia di una missione fallita... Ancora un ricordo: tutti gli occupanti la navicella giungono morti, compresa una giovane insegnante.
La ricerca spaziale, come la vita, prosegue e altre missioni si succedono fornendo all' uomo nuove conoscenze e conquiste.

Ne sono contenta e seguo con interesse questi avvenimenti.
La mia natura però mi porta ad interessarmi maggiormente alla ricerca ed alla conoscenza dell' animo umano, del mondo interiore dell' uomo. Per fortuna non sono tutti come me, altrimenti la luna l' avremmo soltanto guardata di notte, nel cielo stellato pensando ai suoi misteriosi anfratti e alle persone a noi care che in quello stesso istante la stanno forse ammirando da altri mondi.


giovedì 9 luglio 2009

Salmo 84

 










Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

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